In memoria di Lucia Tosi

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ci dev’essere qualcosa di genetico
a far sempre le cose all’ultimo minuto
una sfiducia cieca nel futuro
il pessimismo cosmico e quotidiano
la scarsa autostima che ti fa rinculare
e rimandare e declinare inviti appuntamenti
obblighi fino al limite estremo etico
che se andassi oltre potresti
apparire quasi incapace di rispetto.
è l’angoscia che ti porti – invece –
rinchiusa dentro il petto
la richiesta pressante di un senso fottuto
che rende tutto precario fallimentare
incredibile a farsi a compiersi
alla fine inutile nella immane confusione
della tua vita elementare.

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Corrado Benigni — Interno poesia

Il giudice
Non c’è colpevolezza senza prova, qui
dove assoluzione e delitto hanno lo stesso movente.
Reato o peccato, siamo tutti parte. Comunque.
Tutto è già stato
e ci chiama,
mentre un giudice impone il suo nome.
Qualcuno completerà il nostro gesto.
Tempo senza voce che scrivi la sentenza;
nulla corregge nulla.
Un vizio di forma forse ci salverà.
da Tribunale della mente (Interlinea, 2012)
© Foto di Viviana Nicodemo

Leggere gli alberi

Nome:Prunus armeniaca L. Data di nascita: 2003 Residenza: casa mia

Nome: Prunus armeniaca L. 
Data di nascita: 2003 – Residenza: casa mia

Gli alberi sono degli alfabeti, dicevano i greci. Tra tutti gli alberi-lettere, la palma è il più bello. Della scrittura, profusa e articolata come i getti dei suoi rami, possiede l’effetto maggiore: la linea di caduta.
Barthes da “Barthes di Roland Barthes”

Sono nipote di un uomo che, presentendo che la morte lo attendeva all’ospedale dove lo stavano portando, scese nell’orto e andò a dire addio agli alberi che aveva piantato e curato, piangendo e abbracciando ognuno di essi, come se di esseri amati si fosse trattato. Quell’uomo era un semplice pastore, un contadino analfabeta, non un intellettuale, non un artista, non una persona colta e sofisticata che decideva di lasciare questo mondo con un grande gesto che la posterità avrebbe ricordato.
José Saramago su Repubblica 17 giugno 2006

Che noia dev’esser la vostra, poveri alberi appaiati in fila lungo i viali della città e anche talvolta lungo le vie lastricate, di qua e di là su i marciapiedi, o sorgenti solitarie fra piante nane dentro qualche vasto atrio silenzioso d’antico palazzo o in qualche cortile! Ogni qual volta passo per quella via, guardando quegli alberetti, penso ai tanti e tanti infelici che, attratti dal miraggio della città, hanno abbandonato le loro campagne e son venuti qui a intristirsi, a smarrirsi nel labirinto d’una vita che non è per loro.
Luigi Pirandello da “Alberi cittadini” [Il Marzocco, 4 marzo 1900]

Soffiando in mezzo ai boschi, qua più forte, là più adagio, il vento si divertiva a suonare; allora si udivano venir fuori dalla foresta lunghe canzoni, simili alquanto ad inni sacri. Quelle sere, dopo la tempesta, la gente usciva dal paese e si riuniva al limite del bosco, ad ascoltare per ore e ore, sotto il cielo limpido, la voce di Matteo che cantava.
Dino Buzzati da “Il segreto del bosco vecchio”

Questo è un bosco sopravvissuto. Anche se da un punto di vista temporale è giovane, esso è molto antico, antichissimo. E comincia ad essere raro, perché sulle altre coste del Mediterraneo altre foreste lo hanno sostituito, e normalmente sono fatte di cemento. E questo fa sentire antichi anche noi. È vero, questo bosco si oppone a una modernità effimera, fondata sull’immediato, sulla novità, sull’oggi: quella modernità che vorrebbe farci credere che siamo nati ieri. Non siamo mica nati ieri.
Antonio Tabucchi da “Un bosco all’antica”, scritto per il bosco di Migliarino

Per me gli alberi sono sempre stati i predicatori più persuasivi. Li venero quando vivono in popoli e famiglie, in selve e boschi. E li venero ancora di più quando se ne stanno isolati. Sono come uomini solitari. Non come gli eremiti, che se ne sono andati di soppiatto per sfuggire a una debolezza, ma come grandi uomini solitari, come Beethoven e Nietzsche. Tra le loro fronde stormisce il mondo, le loro radici affondano nell’infinito; tuttavia non si perdono in esso, ma perseguono con tutta la loro forza vitale un unico scopo: realizzare la legge che è insita in loro, portare alla perfezione la propria forma, rappresentare se stessi. Niente è più sacro e più esemplare di un albero bello e forte.
Hermann Hesse da “Il canto degli alberi”

Viaggi in mente

A. Rimbaud, Una Stagione all’Inferno- 1873
La mia salute fu in pericolo….Ero maturo per il trapasso, e lungo una via piena di rischi la mia debolezza mi conduceva ai confini del mondo e della Cimmeria, patria d’ombra e di gorghi.
Fui costretto a viaggiare, a sviare gli incantamenti adunati sul mio cervello….Ero stato dannato dall’arcobaleno.

G. Ungaretti, Allegria di Naufragi – 1917
E subito riprende
Il viaggio
Come
Dopo il naufragio
Un superstite
Lupo di mare

A. De Saint-Exupéry, Terra degli uomini – 1939
…..vivo nell’ambito del volo.
Sento il sopraggiungere della notte, nella quale ci si rinchiude come in un tempio…[…]
Ben mi comprendono coloro che sono stati presi dall’amore inspiegabile del volo.
A poco a poco, dunque, rinuncio al sole. Io entro nella notte. Navigo. Per me non ho più che le stelle.

L.F. Cèline, Viaggio al termine della notte – 1952
Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica.
Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza.
Va dalla vita alla morte.

M. Frisch, Homo Faber – 1957
Un viaggio per mare è una strana situazione…. Si viaggia e viaggia, i motori sono in azione giorno e notte, si odono e si sentono, si va senza sosta, ma soltanto il sole si muove, ovvero la luna, potrebbe anche essere illusione il fatto che si viaggi, la nostra barca può rollare e far onde quanto vuole, l’orizzonte rimane orizzonte e si resta come fissi al centro di un disco, solo le onde fuggono, non so a quanti nodi, in ogni modo abbastanza rapidamente, ma non cambia proprio niente – salvo che si invecchia!

T. B. Jelloun, Creatura di sabbia- 1985
Ora sono io il padrone di casa….Mia madre si è ritirata nel silenzio del lutto. E io mi sento insicuro; non so quale oggetto, quale giardino, quale notte riporterò dall’avvenire.
Io viaggio; non mi addormento mai senza aver percorso qualche sentiero oscuro e sconosciuto.

B. Chatwin, Le vie dei canti – 1987
Dormii in tende nere, tende blu, tende di pelli, iurte di feltro, e al riparo di frangivento di rovi.                                    Una notte, sorpreso da una tempesta di sabbia nel Sahara occidentale, compresi il detto di Maometto: “ Un viaggio è un frammento di Inferno”.