Frammenti di un discorso amoroso – Roland Barthes

“Cosa vuol dire, “pensare a qualcuno”? Vuol dire: dimenticarlo (senza oblio, la vita non sarebbe possibile) e risvegliarsi spesso da questo oblio. Per associazione d’idee, molte cose ti riportano al mio discorso. “Pensare a te” non vuol dire niente altro che questa metonimia. Poiché in sé, questo pensiero è vuoto: io non ti penso; ti faccio semplicemente tornare alla mente (a misura che cresce in me l’oblio di te). E’ la forma (il ritmo) che io chiamo “pensiero”: non ho niente da dirti, senonché questo niente è a te che lo dico. ”

 

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Barthes par Roland Barthes

RolandBarthes

Ecco cosa ho fatto un giorno del mio corpo:

A Leysin, nel 1945, per farmi un pneumotorace extrapleurale, mi hanno levato un pezzo di costola, che mi è stato in seguito solennemente restituito, avvolto nella garza[…]. Ho conservato per molto tempo in un cassetto questo pezzo di me stesso […], senza sapere che farmene, senza osare sbarazzarmene per timore di attentare alla mia persona, benché fosse per me abbastanza inutile stare chiuso in un secrétaire, in mezzo a oggetti “preziosi” come vecchie chiavi, un libretto scolastico, ecc.

Poi, un giorno, comprendendo che la funzione d’ogni cassetto è quella di rendere soffice, non brusca, la morte degli oggetti facendoli passare per una specie di luogo santo, di cappella polverosa in cui, con la scusa di conservarli vivi, si prepara loro un tempo decente di lugubre agonia, ma siccome non arrivavo ad osar gettare questo pezzo di me stesso nella pattumiera comune dello stabile, dall’alto del balcone gettai la mia costoletta e la sua garza, come se disperdessi romanticamente le mie ceneri, in rue Servandoni, dove qualche cane certamente venne ad annusarla.