Lettera di Capodanno

Dicono che repetita iuvant;
che il primo bacio è insipido, ma è il secondo che conta;
che il bis d’un minuto radioso
s’insaporisce d’un miele che ci sfuggì quella sera …
Ma l’anno che ritorna col suo rauco olifante
a soffiarci dentro le orecchie
l’ennesima Roncisvalle,
e ingrossa i fiumi, impoverisce gli alberi;
l’anno che nello specchio del bagno consegna
a uno svogliato rasoio la barba sempre più bianca;
l’anno che cresce su sé con l’ingordigia dei numeri,
sgranando sul calendario
il recidivo blues del Mai più …
chi oserebbe dire che meriti la festa del Benvenuto?
chi potrebbe giurare che non sia peggio degli altri?
Il male si moltiplica e repetita non iuvant.
Eppure … Eppure nella tombola arcana del Possibile
fra i dadi e il caso la partita è aperta;
gonfiano fiori insoliti il grembo d’una zolla;
lune mai viste inonderanno il cielo,
due ragazzi in un giardino
si scambieranno i telefoni, i nomi,
stupiti di chiamarsi Adamo ed Eva;
verrà sotto i balconi
un cieco venditore d’almanacchi
a persuaderci di vivere …
Crediamogli un’ultima volta.

GESUALDO BUFALINO

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Frammenti di un discorso amoroso – Roland Barthes

“Cosa vuol dire, “pensare a qualcuno”? Vuol dire: dimenticarlo (senza oblio, la vita non sarebbe possibile) e risvegliarsi spesso da questo oblio. Per associazione d’idee, molte cose ti riportano al mio discorso. “Pensare a te” non vuol dire niente altro che questa metonimia. Poiché in sé, questo pensiero è vuoto: io non ti penso; ti faccio semplicemente tornare alla mente (a misura che cresce in me l’oblio di te). E’ la forma (il ritmo) che io chiamo “pensiero”: non ho niente da dirti, senonché questo niente è a te che lo dico. ”

 

L’assenza perduta

Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza.
E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini.

Jean Baudrillard

In memoria di Lucia Tosi

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ci dev’essere qualcosa di genetico
a far sempre le cose all’ultimo minuto
una sfiducia cieca nel futuro
il pessimismo cosmico e quotidiano
la scarsa autostima che ti fa rinculare
e rimandare e declinare inviti appuntamenti
obblighi fino al limite estremo etico
che se andassi oltre potresti
apparire quasi incapace di rispetto.
è l’angoscia che ti porti – invece –
rinchiusa dentro il petto
la richiesta pressante di un senso fottuto
che rende tutto precario fallimentare
incredibile a farsi a compiersi
alla fine inutile nella immane confusione
della tua vita elementare.

Corrado Benigni — Interno poesia

Il giudice
Non c’è colpevolezza senza prova, qui
dove assoluzione e delitto hanno lo stesso movente.
Reato o peccato, siamo tutti parte. Comunque.
Tutto è già stato
e ci chiama,
mentre un giudice impone il suo nome.
Qualcuno completerà il nostro gesto.
Tempo senza voce che scrivi la sentenza;
nulla corregge nulla.
Un vizio di forma forse ci salverà.
da Tribunale della mente (Interlinea, 2012)
© Foto di Viviana Nicodemo